martedì 26 maggio 2015

Recensione del film "Focus" ***SPOILER***

***SPOILER ALERT*** - Senti, lo so cosa stai per dire…
- Ah sì?
- Sì. Pensi che sono un filmetto da quattro soldi, una brutta copia di “Ocean’s Eleven”. Pensi che con me hai perso due ore che avresti impiegato meglio a guardare “Casablanca” per la milionesima volta…
- E chi l’ha detto?
- Antonio Maria Abate e anche quelli di Nerd’s Revenge! Dicono che per la prima metà non sono male, ma poi scado, divento inutile, perdo di interesse…
- Focus, tesoro. Ascoltami bene.
- Sì…
- Antonio Maria Abate e Nerd’s Revenge hanno ragione. Dalla metà in poi, perdi di mordente. Ma questo non fa di te un brutto film, come sostiene anche Marianna Cappi.
- Oh…
- Per come la vedo io, sei un heist movie di buona qualità. Se a qualcuno piace il genere piacerai anche tu. Riepilogando, racconti di come Jess, una donna giovane, bella e intraprendente, voglia entrare nel mondo del crimine professionale. Per caso incontra Nicky, truffatore da tre generazioni e ladro gentiluomo. Lui le fa da mentore, i due si innamorano.





- Ecco, la mia trama è banale...
- Beh, è una struttura vista e rivista, ma ci può stare. Anzi, ti dirò che mi è piaciuta in particolare l’idea che i criminali professionisti non cerchino di fare il grande colpo ma prendano di mira pesci piccoli, rubando orologi, portafogli, valigie e gioielleria varia, in un meccanismo complesso e preciso che viene spiegato a Jess da Nicky nel corso di un montaggio. Visto e rivisto, appunto, ma di solito piace.
- Mmh...
E poi, raggiungi il tuo apogeo, tesoro mio. Nella scena della partita di football, quando Nicky e Jess scommettono con il cinese.
Lì, tesoro mio, ce lo metti in quel posto a tutti. Regia, attori, montaggio: tutto funziona alla perfezione.
E la reazione che Jess ha alla fine della scena, è la stessa che ho avuto io. Una via di mezzo tra “Brutto stronzo” e “Sei un genio”. Una scena irreale, impossibile, con una spiegazione persino un po’ ridicola. Me ne sono reso conto e poi ho detto “Sti cazzi. Me la sono goduta.”
- Oh… Sei davvero dolce.
- Anche gli attori, in effetti, non sono male. Will Smith, ossia Nicky, non è uno dei miei preferiti, secondo me non ha ancora imparato a scegliere i suoi film. Stiamo a vedere come andrà con “Suicide Squad”. Con te comunque si è comportato bene… Quando serve riesce a dare un minimo di spessore.
Mi è piaciuta di più Margot Robbie, ossia Jess…





- Margot è bellissima, vero?
- Come il diavolo fatto carne. Il che potrebbe darle dei problemi... Sicuramente sa recitare e sembra anche abbastanza versatile, ma deve stare attenta a non prendere solo ruoli da Stra-Gnocca di Turno. Sarà nel prossimo “Tarzan” e sta girando anche lei “Suicide Squad”. Stiamo a vedere… Comunque, Margot Robbie riesce a rendere credibile il personaggio di Jess, che di per sè sarebbe abbastanza superficiale.
- Grazie, sei molto gentile. Mi fa bene parlare con te…
- Aspetta, tesoro. Ci sono delle note dolenti. MI spieghi perchè alla fine la storia se ne va a puttane?



- Ma no, non hai capito! È che l’attenzione si sposta dal tema del furto a quello dell’amore tra i due protagonisti...
- No, tesoro. È proprio che la storia va a puttane. Ora, capisco che Ficarra e Requa, i tuoi registi, hanno il gusto per la contaminazione dei generi. Si vedeva anche in “I Love You, Philip Morris”. Con te, tesoro, mi spiace, non funziona.
Anzitutto, il fatto che lo scagnozzo del cattivo alla fine si riveli essere il padre di Nicky è una baggianata. Tipo, non ho capito perchè quando i due si incontrano, a metà della storia, non danno segno di riconoscersi, anche se sono da soli e nessuno li sta controllando.
- Beh, era per non rovinarti la sorpresa…
- Eh no, così il pubblico non lo sorprendi, lo prendi in giro
E lo stesso vale per il finale, che proprio non sta in piedi. Cioè, tutta la seconda metà del film poggia le basi sul fatto che Jess voleva farla pagare a Nicky? Mentre in realtà Nicky stava lavorando con suo padre, diventato braccio destro del riccone bersaglio della truffa? E il padre di Nicky, alla fine, spiega perchè anni prima aveva abbandonato il figlio, lo lascia mezzo morto nei pressi di un ospedale e se ne va portandosi via anche i soldi del figlio?
Dai, su… Sul finale potevi impegnarti di più…
- Ecco, alla fine sono un film da quattro soldi…
- Sei un film che si poteva concludere meglio, Focus. Ma, nel complesso, ti lasci guardare…
- Mh…
- Senti, io non ho più sonno. E se ci guardassimo Casablanca?

giovedì 21 maggio 2015

Recensione del film "Il Settimo Figlio"

- Beh, ecco qua…
- Ecco qua? Come ecco qua?
- No, dico... Ho finito.
- Ah, finisci così?
- Ehm… sì.
- Ah.



- Eh…
- Sarò onesta, Il Settimo Figlio. Non mi aspettavo molto di più…
- Non ti aspettavi molto di più? Ah, bene! Ma perchè sei venuta con me, scusa…
- Ero curiosa.
- Come sarebbe, “ero curiosa”? Non capisco…
- Il Settimo Figlio, diciamocela tutta: sei un film scadente. Sei tratto da un romanzetto fantasy, uno dei tanti che sono saliti sul carrozzone di Harry Potter.
- Beh, sono un film fantasy, è normale rifarsi a certi modelli…
- Tesoro, evita. Voglio dire: il giovane contadino che sente di essere speciale ed il vecchio mago che arriva a dirgli che effettivamente è speciale, cosicchè il contadino possa intraprendere un percorso di formazione che lo porterà a salvare l’umanità da una minaccia oscura facendo uso di determinati oggetti magici.
Davvero? Ancora questa storia? "Lo Hobbit" è uscito 80 anni fa: è possibile che nel 2015 una storia fantasy debba ancora iniziare in questo modo?



- Beh, che ti devo dire! Funziona! I nerd, i malati di fantasy, quelli che hanno amato il libro sono venuti a vedermi! È a quella gente che mi rivolgo! Se a te non sono piaciuto è perchè sei una cine-snob!
- Cazzate. Io adoro il fantasy, tesoro. Da sempre. Mi è piaciuto anche il primo episodio de “Lo Hobbit”, che pure è un filmetto da poco. Non so che farci, quando vedo una spada ed un mantello divento scema. Nonostante questo, le due ore passate con te non mi hanno lasciato nulla. Ma facciamo due conti: sarai costato una novantina di milioni di dollari, no?
- Più o meno. E quindi?
- Quanti ne hai incassati?
- Beh… Così su due piedi, non saprei…
- Diciamo cento milioni. Cento e rotti.
- Sono rientrato ampiamente  delle spese, no?
- Sì, bravo. Sei rientrato dalle spese. Hai un cast che include Jeff Bridges e Julianne Moore e sei rientrato dalle spese. Il Settimo Figlio, dormi, che è meglio…
- Che vorresti dire?
- Jeff Bridges ha vinto l’Oscar appena cinque anni fa ed è uno degli attori più carismatici in circolazione. E piace ai botteghini. Julianne Moore, con l’eccezione forse di “Next” e “Non-Stop”, non sbaglia un colpo da almeno un decennio. Sono due calibri pesanti, e si vede. Perchè nonostante una trama che si snoda in un roveto di clichè e dei dialoghi appena passabili, questi attori riescono comunque a dare una certa profondità ai personaggi. E anche il ragazzino, Ben Barnes, non se la cava così male...
Ecco, Il Settimo Figlio: con un cast del genere, sei riuscito solo a rientrare dalle spese.



- …
- Ed è un bene che sia così. Significa che forse i gusti del pubblico si stanno raffinando, che non basta più un romanzetto per ragazzi ed una tonnellata di CGI per fare un fantasy di successo. 
Tu speravi di essere il primo film di un nuovo franchise, vero? Dubito che sarà così. Voi film dovete fare i conti con le serie tv e con i videogiochi. Oggi, ad un film, anche ad un film di genere come te, viene richiesto di dire qualcosa di nuovo. O almeno di provarci.
- Oh, senti, sono un film d’azione più che un film fantasy. Lo dicono anche alcune recensioni…
- Non preoccuparti, le recensioni dicono che sei scarso anche come film d’azione. La vera domanda è perchè degli attori affermati come quelli di cui sopra abbiano accettato di sporcarsi le mani con te. Immagino che debbano campare anche loro… Di questo ero curiosa, Il Settimo Figlio: volevo capire se eri uno di quei film che passano ingiustamente inosservati, che pur non raggiungendo alti livelli riservano delle chicche inaspettate.
Ma non è così. Sei un film scadente. Di cui, con un po’ di fortuna, non ci sarà un seguito.
- Ho capito. Domattina me ne vado senza far rumore.
- Ecco, bravo.

sabato 16 maggio 2015

Recensione del film "AMERICAN SNIPER" ***SPOILER***

***SPOILER!***

- Allora?
- Mmh?
- Dai, non farti pregare… Ti sono piaciuto o no? Se non ti sono piaciuto puoi dirmelo, non mi offendo.
- Guarda, American Sniper, è una domanda da un milione di dollari…
- Come sarebbe?
- Ok, non sei stato male. Ma non riesco ad inquadrarti.
È da un po’ che sento parlare di te, sai. Ho letto quello che hanno scritto su Ondacinema e l’Internazionale, che sei un film nazionalista, pro-U.S.A. e pro-guerra. Eppure…
- Eppure?
- Qualcosa non mi quadra… Alcune cose fanno pensare a tutt’altro.
- Eh, già… Del resto, il mio regista è Clint Eastwood, repubblicano purosangue. Dio, patria e famiglia. È facile aspettarsi un film di propaganda filo-americana…
- Già, Clint Eastwood è parte del problema. Ha diretto capolavori come “Mistic River” e “Gli Spietati”, ma anche ciofeche come “Invictus”e “Hereafter”... Non si sa mai cosa aspettarsi. 
- Tesoro, saranno anche ciofeche, ma Eastwood resta Eastwood, ossia uno dei migliori registi in circolazione… Ma torniamo a noi: tu, e molti altri con te, ti sei fatta ingannare dal chiasso.
È vero, racconto la storia di Chris Kyle, un ragazzone texano che si fa quattro turni in Iraq e diventa “il cecchino più letale nella storia dell’esercito degli Stati Uniti”.
È vero, parlo di valori tipicamente americani: la famiglia, lo spirito di corpo, il “veniamo a portarvi democrazia perchè voi siete dei selvaggi”.
Ed è vero che ho fatto la gioia dei botteghini di tutto il mondo, soprattutto in quelli americani.
- Esatto. Dimmi tu, cosa devo pensare?
- Guarda, andiamo con ordine. Anzitutto, lascia perdere i botteghini americani: è brava gente, ma vengono su facendo il giuramento alla bandiera ogni giorno, non si può pretendere che sappiano cogliere le sfumature in un film come me.
Poi, parliamo del mio protagonista, Chris Kyle. Dimentichiamo per un attimo che sia un tiratore scelto, un soldato formidabile e quant’altro. Secondo te che tipo è? 

- Beh, è il classico eroe americano, no? God, country and family, come hai detto tu. Pick-up, rodei e birra scadente.
- Esatto. È bravo a sparare ed ha un cuore d’oro, ma non arriva molto più in là. Ti ricordi la scena a casa dello sceicco? Chris continua a ripetergli di guardarlo negli occhi quando parla con lui, come se parlasse ad un qualsiasi furfantello di strada, come se lui effettivamente potesse capire la sua lingua. Non gli passa per la testa di essere in un paese straniero con usi e costumi stranieri. Il suo pensiero è “Sono americano, il mio è il paese migliore del mondo, sono dalla parte della ragione e della civiltà”.
E pur essendo animato da ottime intenzioni, come combattere i terroristi e proteggere i suoi compagni, il suo comportamento da americano-a-cazzo-duro finisce per far morire male sia lo sceicco sia il suo figlioletto.




- Quindi, secondo te, Clint Eastwood si è appoggiato a te per fare polemica?
- No, io non faccio polemica. Io sollevo delle questioni. Ti presento un protagonista che è il tipico ragazzone texano, animato da un patriottismo puro e sincero: gli mettono in mano un fucile, gli dicono di sparare ai terroristi e lui risponde “signorsì”. Non si ferma a pensare o a porsi domande perchè non ha la preparazione nè la cultura per darsi delle risposte.
Ammazza un sacco di gente, torna a casa dalla moglie e non ha le risorse per elaborare ciò che ha fatto. Non dà di matto, ma quasi. E alla fine viene ucciso da un reduce schizzato.
- No, non capisco. Se è come dici, perchè tu finisci con le celebrazioni strappalacrime per le esequie di Chris Kyle? Possiamo parlare fino a domattina, American Sniper, ma non mi convincerai mai di essere un film anti-americano.
- Ma certo che non sono anti-americano! Il mio regista è pur sempre Clint Eastwood. E difatti io parlo di rispetto e stima per i soldati. Ma parlo anche di compassione. 

Il mio messaggio è che gli americani ci credono veramente alla libertà, alla giustizia e al sogno americano. Abbracciano questa cosa come solo gli ignoranti possono fare, perchè non hanno nient’altro.
E ringraziando il cielo, qualcuno (tra cui anche Mrs. Pasetti) questa cosa l’ha capita. Bradley Cooper, ad esempio, l’ha capita fino in fondo… Il ragazzo si dimostra un attorse molto intelligente, che gioca con le sfumature e con i particolari. Gli basta strizzare gli occhi una volta in più e tenere uno sguardo sfuggente per farci pensare “stress post-traumatico”. E riesce a mettere in luce la vulnerabilità e la contraddizione del soldato americano senza mai mancare di rispetto.
- Mmm… Da questo punto di vista, la propaganda non c’entra nulla, in effetti…
- Che posso dirti... Io non ho nulla contro la propaganda. “Casablanca” è un film di propaganda. “La corazzata Potëmkin” lo stesso. Perciò se qualcuno vuole dire che sono un film di propaganda, che faccia pure. Ci sono precedenti illustri.
- Mmm…
- Cosa?
- Va bene, dai. Mi sei piaciuto.
- Eh, no. Adesso non vale più…
- Ah. Vorrà dire che vale con il prossimo giro

mercoledì 13 maggio 2015

Recensione del film "STILL ALICE" ***SPOILER***

*** SPOILER ALERT *** - Still Alice?
- Mmm…
- Still Alice, sei sveglia?
- Adesso sì...
- C’è un dubbio che mi assilla.
- Va bene, dimmi.
- Perchè Hollywood continua a raccontare le malattie attraverso gli occhi dell’upper class?
- ...
- Come nel tuo caso: la tua protagonista è Alice Howland, una docente accademica che scopre di avere una forma precoce di Alzheimer. Vive in una bellissima casa di New York, con un marito ricco e tre figli. Voglio dire, anche con l’Alzheimer, la protagonista ha comunque una vita migliore della maggior parte delle persone…
- Beh, non è del tutto vero. Pensa a "Dallas Buyers Club". Pensa a "Blue Jasmine", l’anno scorso… Comunque sì, Hollywood ha sviluppato una malcelata passione per le malattie degenerative. Nel mio caso, Alzheimer.
- Ora non buttarti giù, Still Alice. Non sei certo un film che punta sul dramma facile. Anzi, ora che ci penso, non mi ricordo di picchi drammatici e scene strappalacrime ad effetto… Come dice anche Marzia Gandolfi, i due registi, Glatzer e Westmoreland, hanno dimostrato una certa audacia e si sono tenuti a distanza da soluzioni narrative di comodo.
- Mi hanno voluto dare un ritmo lento e angosciante. Come dici tu, senza picchi di patetismo. Pensa solo alla scena in cui Alice non riconosce più la figlia Lydia: normalmente, un momento del genere verrebbe raccontato con un fiume di dramma e musica da climax negativo. Io mi limito ad accennarlo, senza troppa enfasi. Mi interessa raccontare il percorso, la progressione della malattia. Soprattutto, cerco di collocare la malattia nella vita reale. Così lo smartphone di Alice diventa la cartina al tornasole del suo stato mentale, ed il laptop viene usato per registrare un messaggio da mandare alla se stessa del futuro.
- E poi, diciamocelo, Still Alice: con Julianne Moore come protagonista, hai vita facile.
- Non mi posso lamentare… Quest'anno la Moore ha vinto Oscar, Golden Globe, SAG e una dozzina di altri premi.


- Beh, era anche ora. È una delle migliori attrici in circolazione dai tempi di “Magnolia”. Nel tuo caso, tra l’altro ha dovuto praticamente fare tutto da sola… 
- Cioè?
- Beh, non è che il resto del cast abbia brillato, eh?
- Oh, andiamo… Alec Baldwin, che interpreta il marito, riesce a tenere botta. E Kristen Stewart non se la cava male.
- Alec Baldwin tiene botta e si guarda bene dal fare un passo in più. Kristen Stewart si sta togliendo di dosso la patina del teen-movie, è vero, ma per adesso funziona solo nelle parti di ventenne vagamente disturbata. Pare quasi (come dicono anche i ragazzi di Radioeco) che i produttori abbiano espressamente richiesto delle prestazioni sotto tono agli altri attori per dare spazio alla protagonista.

- Insomma, mi hai svegliato per coprirmi di critiche…
- Assolutamente no, Still Alice. A parte qualche dettaglio di poco conto, mi sei piaciuta molto. Sei il primo film che riesce a trattare l’Alzheimer con sensibilità e intelligenza, senza strumentalizzare l’argomento. Mi è piaciuto molto anche come sei riuscita a delineare alla perfezione il distacco della protagonista dalla realtà, con un gioco di sfocature e messe a fuoco semplice ma di grande effetto.
- E il finale? Troppo sdolcinato?
- Non direi, Still Alice. Dopo che la protagonista è stata privata del suo intelletto, della sua cultura e della sua dignità, era giusto finire come finisci tu. Giusto per lasciare un po’ di speranza.

- Beh, meno male… Allora posso tornare a dormire?
- Un'ultima cosa: secondo te è un caso che quest'anno l'Oscar sia andato ad un'attrice che interpretava un personaggio affetto dal morbo di Alzheimer e ad un attore che interpretava un personaggio affetto da ALS?
- Che posso dirti, l'Academy va così... Gli anni scorsi era la questione razziale, quest'anno è stata la malattia. - Ma perchè? - Eh, perchè un film venga premiato agli Oscar, non basta che sia un bel film. Men che meno basta che sia un film originale. Deve sposare una causa, raccontare casi umani.
- Beh, ma è una stronzata.
- Lo so. Questo fa di me un film meno bello?
- In effetti no, ma... diciamo che non ci fai bella figura.
- Già... Beh, torno a dormire. Buonanotte.
- 'Notte.